img: newarab.com – Masafer Yatta: palestinian life in an Ieraeli firing zone
Dal 1947 a oggi:
la spartizione, le colline di Hebron
e la crisi degli studi sul genocidio
Per capire la Palestina di oggi bisogna tornare all’estate del 1947, quando undici diplomatici decisero sulla terra di un popolo che non era seduto al tavolo. Tre filoni di ricerca recenti aiutano a tenere insieme quella storia e il presente.
Undici Stati, nessun palestinese
Nel febbraio 1947 la Gran Bretagna, potenza mandataria, rimise la «questione palestinese» alle Nazioni Unite. L’Assemblea Generale istituì l’UNSCOP, un comitato speciale di undici Stati: Australia, Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, India, Iran, Paesi Bassi, Perù, Svezia, Uruguay e Jugoslavia. Ne furono esclusi sia le grandi potenze sia gli Stati arabi[2].
Lo storico israeliano Elad Ben-Dror, autore del primo studio complessivo sul comitato, ha ricostruito come il lavoro dell’UNSCOP sia stato condizionato dal lobbying, dalla contingenza e dal ruolo delle potenze[1].
Le ricerche di Ben-Dror mostrano una diplomazia sionista a doppio registro. In pubblico rivendicava l’intero territorio del mandato. In privato faceva sapere che avrebbe accettato la spartizione solo in cambio di uno Stato «vitale», comprendente Negev e Galilea. Il momento decisivo fu un incontro riservato del 14 luglio 1947 a casa di Moshe Shertok, con la maggior parte dei membri del comitato[2]. Quattro giorni dopo la nave Exodus 1947 entrò nel porto di Haifa con oltre 4.500 profughi dei campi europei, sotto gli occhi dei commissari.
Il 31 agosto 1947 il rapporto dell’UNSCOP si divise. Sette Stati proposero la spartizione in due Stati; India, Iran e Jugoslavia proposero una federazione[2]. Il 29 novembre l’Assemblea Generale approvò la spartizione. Gli archivi arabi, osserva un recensore del libro di Ben-Dror, restano in gran parte inaccessibili: anche la storiografia di quell’anno è stata scritta soprattutto dalla parte di chi aveva gli archivi aperti[3].
Paesaggi amari
Quasi ottant’anni dopo, le conseguenze di quella «soluzione» si vedono nelle colline a sud di Hebron e nella Valle del Giordano. La fotografa e storica dell’arte Margaret Olin e l’indologo e attivista David Shulman le documentano da anni.
Il loro libro The Bitter Landscapes of Palestine racconta demolizioni di case, scontri tra pastori palestinesi e coloni, soldati e polizia, e la fatica quotidiana di restare sulla propria terra. Racconta anche la bellezza di quei luoghi e la tenacia di chi li abita[5]. È una testimonianza a quattro mani, parole e immagini, che affianca voci di attivisti palestinesi ed ebrei.
Una crisi degli studi sul genocidio
Lo storico Raz Segal, studioso dell’Olocausto e del genocidio, sposta il discorso sul piano teorico. Nel suo articolo sul Journal of Palestine Studies sostiene che raffigurare Israele come «uno Stato-nazione come gli altri» serve a rimuovere il suo carattere di colonialismo d’insediamento[4]. L’antisemitismo moderno, argomenta, è nato all’incrocio tra il sistema degli Stati-nazione e l’imperialismo europeo. Israele, da Stato-nazione d’insediamento, opera secondo una logica che Segal chiama «antisemitismo coloniale d’insediamento» (settler antisemitism). Per Segal questo mette in luce una crisi profonda degli studi sull’Olocausto e sul genocidio, che faticano a nominare la violenza di massa in corso.
Perché ne parliamo
Queste ricerche arrivano da prospettive diverse: archivi diplomatici, fotografia sul campo, teoria critica.
Messe insieme dicono che quanto accade oggi ha una storia, e che quella storia può essere studiata, documentata e raccontata con rigore.
Conoscere il 1947 non è un esercizio accademico: è una condizione per capire perché, ancora oggi, persone comuni scelgono di salpare per rompere l’assedio.
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BIBLIOGRAFIA
Formato: Chicago (note e bibliografia).
- Ben-Dror, Elad. UNSCOP and the Arab-Israeli Conflict: The Road to Partition. Traduzione di Haim Watzman. Abingdon e New York: Routledge, 2023. ISBN 978-1-032-05964-8. https://doi.org/10.4324/9781003200079.
- Ben-Dror, Elad. «The Success of the Zionist Strategy vis-à-vis UNSCOP». Israel Affairs 20, n. 1 (2014): 19–39. https://doi.org/10.1080/13537121.2013.863079.
- Hughes, Matthew. Recensione di UNSCOP and the Arab-Israeli Conflict, di Elad Ben-Dror. Middle Eastern Studies (2023). https://doi.org/10.1080/00263206.2023.2216136.
- Segal, Raz. «Settler Antisemitism, Israeli Mass Violence, and the Crisis of Holocaust and Genocide Studies». Journal of Palestine Studies 53, n. 2 (2024): 50–73. https://doi.org/10.1080/0377919X.2024.2384385.
- Olin, Margaret, e David Shulman. The Bitter Landscapes of Palestine. Bristol: Intellect, 2024. ISBN 978-1-78938-909-8. https://intellectdiscover.com/content/books/9781789389098.
Per approfondire
- Ben-Dror, Elad. Ralph Bunche and the Arab-Israeli Conflict: Mediation and the UN, 1947–1949. Londra: Routledge, 2015. ISBN 978-1-138-78988-3. https://doi.org/10.4324/9781315764573.
- Morris-Reich, Amos, e Margaret Olin, a cura di. Photography and Imagination. New York: Routledge, 2019. https://doi.org/10.4324/9780429457005.
- Nelson, Robert S., e Margaret Olin, a cura di. Monuments and Memory, Made and Unmade. Chicago: University of Chicago Press, 2003. ISBN 978-0-226-57157-7. Scheda editore.
- Olin, Margaret. Touching Photographs. Chicago: University of Chicago Press, 2012. ISBN 978-0-226-62646-8. Scheda editore.