LETTERA APERTA
a sostegno dell’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta – ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione – riguardante l’utilizzo delle basi e delle infrastrutture militari presenti in Italia in relazione all’operazione “Epic Fury” contro l’Iran.
Alla Presidente del Consiglio dei ministri
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Camera dei deputati
Al Ministro della Difesa
Al Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale
Alle Presidenti e ai Presidenti dei Gruppi parlamentari della Camera e del Senato
Alle parlamentari e ai parlamentari della Repubblica
Le dichiarazioni rese il 23 giugno 2026 dal Segretario generale della NATO, Mark Rutte, sull’impiego delle installazioni militari statunitensi presenti in Italia a sostegno dell’operazione “Epic Fury” contro l’Iran hanno posto all’attenzione delle istituzioni una questione di rilevante interesse costituzionale, politico e democratico.
Secondo quanto affermato da Rutte, circa 500 velivoli o movimenti di volo statunitensi sarebbero partiti da installazioni situate sul territorio italiano per sostenere l’operazione militare. Lo stesso Segretario generale della NATO ha qualificato tale contributo come parte di un più ampio dispositivo logistico sviluppato attraverso basi presenti nel territorio europeo.
Il Ministero della Difesa ha inizialmente contestato la rappresentazione offerta da Rutte, sostenendo che essa confondesse la quantità dei voli con la loro effettiva funzione. Ha dichiarato che il Governo italiano avrebbe autorizzato esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi vigenti, e che sarebbero state respinte le richieste eccedenti tale perimetro.
Il 1° luglio 2026, rispondendo alla Camera dei deputati, il Ministro della Difesa ha successivamente comunicato che, tra il 28 febbraio e il 23 giugno, erano stati autorizzati 518 voli statunitensi, ribadendo tuttavia che nessuno di essi sarebbe stato impiegato per attività cinetiche contro l’Iran.
La questione centrale, pertanto, non riguarda più soltanto il numero dei voli, oggi sostanzialmente riconosciuto anche dal Governo, ma la loro natura concreta, la loro destinazione, il loro carico, il loro inserimento nella catena logistica e operativa dell’operazione “Epic Fury” e il grado di consapevolezza e autorizzazione delle autorità italiane.
La distinzione tra attività “cinetiche” e “non cinetiche”, per quanto rilevante sul piano militare, non può da sola esaurire la valutazione politica, costituzionale e giuridica.
Trasporto di personale e materiali, manutenzione, sorveglianza, comunicazioni, intelligence, supporto elettronico, rifornimento, trasferimento di armamenti, coordinamento operativo e preparazione delle missioni possono costituire elementi essenziali per la realizzazione di una campagna militare, anche quando non coincidano materialmente con lo sgancio di ordigni o con l’esecuzione diretta di un attacco.
Occorre pertanto accertare, in sede parlamentare, se le attività autorizzate dal Governo italiano siano state meramente tecniche e prive di connessione operativa con le ostilità oppure se, pur non essendo formalmente “cinetiche”, abbiano fornito un contributo concreto, diretto o essenziale alla preparazione, al sostegno o alla prosecuzione dell’operazione militare contro l’Iran.
Una questione di rilievo costituzionale
Le installazioni concesse in uso alle forze armate degli Stati Uniti si trovano sul territorio della Repubblica italiana. La loro utilizzazione non può quindi essere considerata una questione esclusivamente interna alle forze armate statunitensi né essere sottratta al controllo delle istituzioni democratiche italiane.
La presenza di accordi bilaterali e di procedure militari consolidate non elimina la responsabilità costituzionale degli organi dello Stato italiano. Al contrario, rende necessario verificare come tali accordi siano stati interpretati e applicati e se le autorizzazioni concesse siano rimaste entro i limiti dell’ordinamento costituzionale, del diritto internazionale e delle decisioni assunte dal Parlamento.
L’articolo 11 della Costituzione stabilisce che l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Questa disposizione non può essere ridotta a una dichiarazione simbolica. Essa impone che ogni forma di coinvolgimento italiano in un conflitto armato — compreso l’utilizzo del territorio nazionale, dello spazio aereo e delle infrastrutture militari — sia sottoposta a un controllo politico e giuridico particolarmente rigoroso.
L’operazione “Epic Fury” non risulta essere stata deliberata come operazione collettiva della NATO né autorizzata da una specifica risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Ciò non consente, da solo, di formulare automaticamente un giudizio definitivo sulla sua legittimità internazionale, poiché devono essere esaminate anche le eventuali giustificazioni avanzate dagli Stati coinvolti, comprese quelle fondate sul diritto di autodifesa previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
Proprio per questa ragione è indispensabile che il Parlamento accerti quale fosse la base giuridica indicata dagli Stati Uniti, quale valutazione ne abbia dato il Governo italiano e se tale valutazione sia stata formalmente compiuta prima di autorizzare l’utilizzo delle installazioni presenti sul territorio nazionale.
La necessità di un’inchiesta parlamentare
Le informative, le risposte alle interrogazioni e le eventuali comunicazioni al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica costituiscono strumenti importanti, ma non appaiono sufficienti a ricostruire organicamente una vicenda che investe contemporaneamente politica estera, difesa, sovranità nazionale, obblighi internazionali e prerogative parlamentari.
Il controllo del COPASIR, peraltro, riguarda specificamente l’attività dei servizi di informazione e il sistema di sicurezza nazionale e non può sostituire il più ampio controllo politico e istituzionale spettante alle Camere sull’impiego delle infrastrutture militari presenti in Italia.
Per queste ragioni, le sottoscritte e i sottoscritti chiedono:
l’istituzione, mediante legge, di una Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, sull’utilizzo delle basi, delle installazioni, dello spazio aereo e delle infrastrutture militari presenti sul territorio italiano in relazione all’operazione “Epic Fury” contro l’Iran.
In alternativa, qualora non maturassero immediatamente le condizioni per l’approvazione di una legge istitutiva, chiediamo che almeno una delle due Camere disponga senza ritardo un’inchiesta parlamentare nell’esercizio dei poteri attribuiti direttamente dall’articolo 82 della Costituzione.
Compiti della Commissione
La Commissione dovrà avere il compito di:
1. ricostruire il quadro completo dei voli autorizzati, indicando, per quanto consentito dalle esigenze di sicurezza, data, provenienza, destinazione, base utilizzata, tipologia di velivolo, funzione dichiarata e autorità competente al rilascio dell’autorizzazione;
2. chiarire che cosa rappresenti esattamente il numero di 518 voli, distinguendo tra singoli velivoli, missioni, decolli, atterraggi, transiti, scali tecnici e movimenti ripetuti dello stesso aeromobile;
3. accertare quali installazioni siano state utilizzate, comprese quelle italiane, NATO o concesse in uso alle forze armate statunitensi, e verificare il ruolo eventualmente svolto da porti, aeroporti militari, centri di comando, sistemi di telecomunicazione e strutture di supporto;
4. verificare la natura delle attività autorizzate, distinguendo tra trasporto, manutenzione, rifornimento, intelligence, sorveglianza, comunicazioni, comando e controllo, guerra elettronica, trasferimento di personale o materiali e ogni altra forma di sostegno operativo;
5. accertare la natura generale dei carichi trasportati, verificando in particolare se siano transitati armamenti, munizioni, componenti militari, sistemi di puntamento, materiali dual use o altri beni direttamente destinati alla campagna militare, senza compromettere informazioni la cui divulgazione possa determinare un pericolo concreto e attuale per la sicurezza nazionale;
6. ricostruire le richieste formulate dalle autorità statunitensi, specificando quali siano state accolte, modificate o respinte, da quali autorità italiane, in quali date e sulla base di quali valutazioni politiche, giuridiche e militari;
7. acquisire la documentazione relativa alle autorizzazioni, inclusi atti amministrativi, verbali, comunicazioni interministeriali, pareri giuridici, ordini operativi e interlocuzioni con le autorità statunitensi, garantendo adeguate modalità di consultazione per gli atti sottoposti a classificazione di sicurezza;
8. verificare se le attività autorizzate abbiano contribuito, direttamente o indirettamente, alla preparazione, al sostegno o alla realizzazione delle operazioni militari contro l’Iran, andando oltre la sola distinzione nominale tra attività cinetiche e non cinetiche;
9. accertare quale base giuridica internazionale sia stata invocata dagli Stati Uniti e quale valutazione ne abbia compiuto il Governo italiano prima di concedere le autorizzazioni;
10. valutare la conformità delle decisioni assunte alla Costituzione italiana, alla Carta delle Nazioni Unite, agli obblighi
internazionali della Repubblica, agli accordi bilaterali applicabili e alle prerogative del Parlamento;
11. verificare se il Parlamento sia stato informato in maniera completa, corretta e tempestiva, mettendo a confronto le dichiarazioni rese dal Governo prima, durante e dopo l’operazione con la documentazione effettivamente disponibile;
12. accertare se vi siano state omissioni, informazioni incomplete o rappresentazioni suscettibili di aver impedito alle Camere una valutazione pienamente consapevole del coinvolgimento delle infrastrutture presenti sul territorio nazionale;
13. esaminare il contenuto, le procedure applicative e i sistemi di controllo degli accordi che regolano l’utilizzo delle installazioni militari statunitensi in Italia, valutando se il quadro vigente garantisca un’effettiva capacità decisionale delle autorità italiane;
14. formulare proposte legislative e regolamentari affinché ogni futuro utilizzo del territorio nazionale per operazioni armate condotte da Stati terzi sia sottoposto a criteri trasparenti, a responsabilità politiche chiaramente individuate e a un controllo parlamentare effettivo.
Poteri, trasparenza e tutela delle informazioni
Ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, la Commissione dovrà procedere alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.
Dovrà poter acquisire documenti, ascoltare esponenti del Governo, responsabili militari e amministrativi, rappresentanti delle strutture interessate, esperti di diritto costituzionale e internazionale e ogni altro soggetto in grado di contribuire all’accertamento dei fatti.
La tutela delle informazioni classificate non dovrà trasformarsi in un ostacolo assoluto all’inchiesta.
La Commissione potrà svolgere sedute segrete, adottare procedure di consultazione riservata e disciplinare la pubblicazione degli atti in modo compatibile con la sicurezza nazionale. Dovrà tuttavia essere impedito che il ricorso generico al segreto o alla riservatezza sottragga al Parlamento le informazioni necessarie a valutare le responsabilità politiche e istituzionali.
La Commissione dovrà concludere i propri lavori entro un termine determinato, approvare una relazione finale e rendere pubbliche le proprie conclusioni, distinguendo chiaramente le parti divulgabili dagli eventuali allegati sottoposti a regime di segretezza.
Una richiesta di trasparenza istituzionale
La richiesta di un’inchiesta parlamentare non nasce dalla volontà di criminalizzare gli Stati Uniti, di mettere in discussione pregiudizialmente le alleanze internazionali dell’Italia o di alimentare forme sommarie di antiamericanismo.
Nasce dalla necessità di riaffermare un principio elementare di democrazia costituzionale: nessuna alleanza e nessun accordo bilaterale possono autorizzare un uso automatico del territorio nazionale per operazioni militari senza una decisione consapevole delle autorità italiane e senza un controllo effettivo del Parlamento.
La lealtà tra alleati non consiste nell’assenza di domande. Consiste nella chiarezza delle responsabilità, nel rispetto delle regole e nella piena sovranità delle decisioni assunte da ciascuno Stato.
Non è sufficiente affermare che nessun velivolo sia partito dall’Italia per compiere direttamente un bombardamento. Occorre sapere se il territorio italiano sia stato utilizzato per rendere quei bombardamenti
possibili, più efficienti o operativamente sostenibili.
Non è sufficiente affermare che siano stati rispettati gli accordi vigenti. Occorre verificare quali accordi siano stati applicati, chi li abbia interpretati, quali limiti prevedano e se la loro applicazione sia compatibile con la Costituzione e con le prerogative del Parlamento.
Non è sufficiente dichiarare che i voli fossero “tecnici” o “logistici”.
Occorre conoscere quale funzione concreta abbiano svolto nella catena operativa di “Epic Fury”.
La richiesta al Parlamento
Chiediamo alle forze politiche di maggioranza e di opposizione di presentare e sostenere con urgenza una proposta di legge per l’istituzione della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta.
Chiediamo inoltre che, nelle more della sua costituzione:
– il Governo trasmetta alle competenti Commissioni parlamentari una relazione dettagliata sui 518 voli autorizzati;
– i Ministri competenti riferiscano congiuntamente alle Camere;
– sia preservata integralmente tutta la documentazione amministrativa, diplomatica e militare relativa alle autorizzazioni;
– non siano opposti vincoli di segretezza ulteriori rispetto a quelli strettamente necessari e giuridicamente motivati;
– siano sospese eventuali procedure automatiche di autorizzazione relative a operazioni militari analoghe, fino alla definizione di criteri più chiari di controllo parlamentare.
È in gioco qualcosa di più della ricostruzione di un singolo episodio.
È in gioco il diritto delle cittadine e dei cittadini a sapere se il territorio della Repubblica sia stato utilizzato per sostenere una guerra; è in gioco la centralità del Parlamento nelle decisioni di politica estera e di difesa; è in gioco la credibilità dell’articolo 11 della Costituzione.
L’Italia non può diventare, per automatismo, consuetudine o interpretazione riservata di accordi risalenti alla Guerra fredda, una piattaforma logistica permanente per operazioni militari sulle quali il Parlamento e l’opinione pubblica non siano stati messi nella condizione di esprimere un giudizio consapevole.
Chiedere verità documentata non significa indebolire la sicurezza nazionale.
Significa impedire che la sicurezza venga invocata per sottrarre alla democrazia decisioni che possono coinvolgere il Paese in una guerra.
Per queste ragioni chiediamo al Parlamento della Repubblica di esercitare pienamente le proprie prerogative e di istituire, senza ulteriori rinvii, una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’utilizzo delle basi e delle infrastrutture militari presenti in Italia in relazione all’operazione “Epic Fury”.
Con spirito di leale collaborazione istituzionale e nella piena fiducia nelle prerogative del Parlamento della Repubblica.
[Firme]
[Cittadine e cittadini, associazioni, organizzazioni sindacali, realtà politiche e sociali, enti locali e rappresentanti della società civile]
Relazione illustrativa
a sostegno dell’istanza di istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta
ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione
I. Oggetto della presente iniziativa
L’esercizio della sovranità dello Stato sull’utilizzo del proprio territorio costituisce una delle espressioni fondamentali dell’ordinamento repubblicano. Quando tale utilizzo si inserisce nel contesto di operazioni militari internazionali, assumono rilievo non soltanto le competenze del Governo, ma anche le funzioni di indirizzo e controllo attribuite dalla Costituzione al Parlamento.
In tale ambito, la piena conoscibilità dei procedimenti decisionali e l’effettivo esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo spettanti alle Camere rappresentano elementi essenziali del corretto funzionamento dell’ordinamento democratico.
La presente iniziativa trae origine dalle informazioni rese pubbliche in relazione all’operazione militare denominata “Epic Fury”, ma non si esaurisce nella ricostruzione di quella specifica vicenda.
Essa pone una questione di carattere più generale: se gli strumenti conoscitivi attualmente a disposizione del Parlamento siano sufficienti a consentire un controllo pienamente informato sulle decisioni concernenti l’utilizzo del territorio della Repubblica nell’ambito di operazioni militari internazionali.
È in questa prospettiva che viene proposta l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione.
II. Contesto fattuale
Le questioni oggetto della presente istanza traggono origine da una sequenza di dichiarazioni istituzionali e di comunicazioni pubbliche che, considerate nel loro insieme, rendono opportuno un approfondimento parlamentare circa le modalità di utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio della Repubblica italiana nell’ambito dell’operazione militare denominata “Epic Fury”.
Il 23 giugno 2026 il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che circa cinquecento velivoli o movimenti di volo statunitensi erano partiti da installazioni situate in Italia a sostegno dell’operazione condotta contro la Repubblica Islamica dell’Iran, qualificando tale contributo come parte di un più ampio dispositivo logistico sviluppato attraverso basi presenti nel territorio europeo.
A tali dichiarazioni hanno fatto seguito precisazioni del Ministero della Difesa, secondo cui il Governo italiano avrebbe autorizzato esclusivamente attività riconducibili al supporto tecnico e logistico, escludendo l’impiego delle installazioni presenti sul territorio nazionale per operazioni direttamente cinetiche.
Successivamente, nel corso dell’informativa resa alla Camera dei deputati il 1° luglio 2026, il Ministro della Difesa ha comunicato che, nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 23 giugno 2026, erano stati autorizzati 518 voli militari statunitensi, precisando che tali autorizzazioni non avrebbero riguardato missioni direttamente destinate all’esecuzione di attacchi contro il territorio iraniano.
Le dichiarazioni rese dal Governo hanno pertanto contribuito a chiarire alcuni aspetti della vicenda, confermando l’esistenza di un’intensa attività autorizzativa relativa ai movimenti aerei militari statunitensi.
Esse, tuttavia, non esauriscono le questioni suscettibili di approfondimento sotto il profilo costituzionale e parlamentare.
Permangono infatti profili che riguardano, tra l’altro, la natura delle attività concretamente autorizzate, la loro collocazione all’interno dell’operazione militare, il contenuto delle richieste formulate dalle autorità statunitensi, i criteri adottati dalle autorità italiane nel concedere le autorizzazioni, la base giuridica internazionale richiamata a fondamento delle decisioni assunte e il livello di informazione assicurato al Parlamento.
La presente istanza non assume alcuna conclusione anticipata in ordine a tali aspetti.
Ritiene, tuttavia, che la loro rilevanza istituzionale sia tale da giustificare l’attivazione degli strumenti di accertamento previsti dall’articolo 82 della Costituzione.
III. La questione oggetto dell’accertamento parlamentare
Le informazioni rese pubbliche nel corso della vicenda hanno progressivamente contribuito a delimitare l’ambito della questione sottoposta all’attenzione delle istituzioni.
La presente istanza non mira ad accertare direttamente i fatti oggetto della vicenda, né ad anticipare valutazioni di natura politica o giuridica. Essa intende verificare se ricorrano i presupposti affinché tale accertamento sia svolto dal Parlamento mediante lo strumento previsto dall’articolo 82 della Costituzione.
L’esistenza di un numero significativo di autorizzazioni relative a voli militari statunitensi risulta oggi sostanzialmente confermata dalle dichiarazioni rese dal Governo.
Parimenti, il Governo ha precisato che tali autorizzazioni non avrebbero riguardato operazioni direttamente qualificabili come “cinetiche”, bensì attività di natura tecnica e logistica.
Alla luce di tali elementi, il punto centrale non consiste più nell’accertare se siano stati autorizzati movimenti aerei militari attraverso il territorio della Repubblica.
Occorre invece verificare quale sia stata la natura concreta delle attività autorizzate, quale funzione esse abbiano svolto nell’ambito dell’operazione militare “Epic Fury” e quale valutazione giuridica e costituzionale ne sia stata compiuta dalle autorità italiane prima del rilascio delle relative autorizzazioni.
La distinzione tra attività “cinetiche” e attività “non cinetiche”, pur rilevante nella terminologia militare, non appare infatti di per sé sufficiente ad esaurire il profilo istituzionale della vicenda.
Nelle moderne operazioni militari, il sostegno logistico, il trasporto di personale e materiali, il rifornimento, la manutenzione, le comunicazioni, le attività di comando e controllo, il supporto informativo, la sorveglianza, l’intelligence, la guerra elettronica e altre forme di assistenza operativa possono costituire elementi funzionalmente essenziali per la preparazione, il coordinamento o l’esecuzione di un’operazione armata, pur non traducendosi direttamente nell’impiego della forza da parte dello Stato che presta tale supporto.
La qualificazione formale di un’attività come “logistica” o “tecnica” non consente pertanto, da sola, di stabilire quale sia stato il suo effettivo rilievo operativo né di escludere che essa abbia contribuito, in misura variabile, alla realizzazione complessiva dell’operazione militare.
L’oggetto della presente istanza non consiste nell’affermare che tale contributo vi sia necessariamente stato.
Consiste, piuttosto, nel ritenere che la rilevanza costituzionale della questione renda opportuno accertare, mediante gli strumenti previsti dall’articolo 82 della Costituzione, se le attività autorizzate abbiano costituito un mero supporto amministrativo privo di incidenza operativa ovvero se esse abbiano rappresentato un elemento significativo all’interno del dispositivo militare complessivamente predisposto.
La risposta a tale quesito non può essere ricavata esclusivamente dalla denominazione attribuita alle attività autorizzate.
Essa richiede un esame della documentazione amministrativa, delle richieste formulate dalle autorità interessate, delle autorizzazioni rilasciate, della natura generale delle operazioni consentite e del contesto operativo nel quale esse si sono collocate.
Solo all’esito di tale ricostruzione sarà possibile valutare se le procedure adottate abbiano assicurato un adeguato esercizio delle prerogative costituzionali spettanti agli organi della Repubblica.
IV. Il rilievo costituzionale della questione
L’utilizzo del territorio della Repubblica italiana nell’ambito di operazioni militari internazionali costituisce una materia che coinvolge direttamente principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.
Non viene in rilievo esclusivamente la gestione amministrativa delle autorizzazioni relative al transito di velivoli militari o all’impiego di infrastrutture presenti sul territorio nazionale.
Vengono in rilievo, più in generale, l’esercizio della sovranità dello Stato, il rapporto tra Governo e Parlamento nelle decisioni concernenti la politica estera e di difesa, il principio di responsabilità politica degli organi costituzionali e l’effettività del controllo democratico sull’impiego del territorio della Repubblica.
La presenza in Italia di installazioni militari appartenenti all’Alleanza Atlantica o concesse in uso alle Forze armate degli Stati Uniti discende da accordi internazionali e da consolidati rapporti di cooperazione tra Stati alleati.
Tali accordi costituiscono parte integrante della politica internazionale della Repubblica e rappresentano un elemento stabile del sistema di sicurezza collettiva cui l’Italia partecipa.
Essi, tuttavia, non determinano alcuna sospensione della sovranità costituzionale dello Stato italiano né possono essere interpretati nel senso di sottrarre l’utilizzo del territorio nazionale al controllo degli organi costituzionali competenti.
Le autorizzazioni eventualmente rilasciate nell’ambito di tali accordi restano riconducibili alla responsabilità delle autorità della Repubblica e devono pertanto poter essere ricostruite, verificate e valutate secondo le procedure previste dall’ordinamento.
In tale prospettiva assume particolare rilievo l’articolo 11 della Costituzione, che afferma il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, consentendo limitazioni di sovranità soltanto nelle forme e nei limiti necessari ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni.
La presente istanza non presuppone una determinata interpretazione dell’articolo 11 né anticipa valutazioni circa la compatibilità delle decisioni assunte con tale disposizione.
Ritiene tuttavia che, proprio in ragione della sua centralità nell’ordinamento costituzionale, ogni decisione concernente l’utilizzo del territorio della Repubblica nell’ambito di operazioni militari internazionali debba poter essere oggetto di un controllo parlamentare effettivo, fondato sulla piena conoscibilità degli elementi di fatto e delle valutazioni giuridiche che hanno condotto alle autorizzazioni rilasciate.
L’effettività del controllo parlamentare presuppone infatti la possibilità di ricostruire il procedimento decisionale, di individuarne i presupposti normativi, di verificarne la coerenza con il quadro costituzionale e di ricondurre ciascuna decisione all’autorità competente che l’ha adottata.
In assenza di tale ricostruzione, il Parlamento rischia di non poter esercitare pienamente le proprie funzioni di indirizzo e controllo in una materia che incide direttamente sulla sovranità della Repubblica e sul rapporto tra istituzioni democratiche e impiego del territorio nazionale.
V. L’esigenza di un accertamento parlamentare
L’ordinamento costituzionale attribuisce al Parlamento una funzione che non si esaurisce nell’esercizio della potestà legislativa, ma comprende il controllo politico sull’operato del Governo e la verifica delle modalità attraverso cui vengono esercitate le funzioni di indirizzo e di amministrazione nei settori di maggiore rilevanza costituzionale.
Tra tali ambiti rientrano certamente la politica estera, la difesa nazionale e l’utilizzo del territorio della Repubblica nell’ambito di operazioni militari internazionali.
L’esercizio effettivo di tali prerogative presuppone che il Parlamento disponga degli elementi conoscitivi necessari per comprendere il contenuto delle decisioni assunte dal Governo, le procedure seguite, il quadro normativo richiamato e le responsabilità amministrative e politiche connesse ai provvedimenti adottati.
Nel caso oggetto della presente istanza, le informazioni finora rese pubbliche hanno consentito di chiarire alcuni aspetti della vicenda, ma non risultano sufficienti a ricostruire in modo completo il procedimento decisionale che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni relative all’impiego delle infrastrutture militari presenti sul territorio italiano.
In particolare, permane l’esigenza di accertare:
- quali richieste siano state formalmente presentate dalle autorità statunitensi;
- quali amministrazioni italiane abbiano partecipato all’istruttoria;
- quali valutazioni giuridiche, diplomatiche e militari siano state effettuate prima del rilascio delle autorizzazioni;
- quale sia stato il ruolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri;
- quali accordi internazionali siano stati concretamente applicati;
- quali limiti operativi siano stati eventualmente posti dalle autorità italiane;
- quale documentazione amministrativa abbia costituito il fondamento delle decisioni adottate;
- quale informazione sia stata trasmessa al Parlamento nel corso del procedimento.
L’accertamento di tali elementi non costituisce un giudizio anticipato sull’operato del Governo.
Esso rappresenta il presupposto necessario affinché il Parlamento possa esercitare pienamente le proprie funzioni di indirizzo e controllo in una materia che incide direttamente sull’esercizio della sovranità dello Stato.
In questa prospettiva, l’accertamento parlamentare non assume carattere meramente ricognitivo.
Esso contribuisce a rafforzare la trasparenza delle decisioni pubbliche, la responsabilità istituzionale degli organi coinvolti e la fiducia dei cittadini nel corretto funzionamento delle procedure costituzionali.
L’obiettivo della presente istanza consiste pertanto nel promuovere una ricostruzione documentale completa, imparziale e verificabile dei fatti, quale presupposto indispensabile per ogni successiva valutazione politica o istituzionale.
VI. L’articolo 82 della Costituzione quale strumento di accertamento parlamentare
L’articolo 82 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
Tale previsione costituisce uno degli strumenti attraverso i quali il Parlamento esercita le proprie funzioni conoscitive e di controllo, consentendo un approfondimento istruttorio che va oltre gli ordinari strumenti di sindacato ispettivo.
La Commissione parlamentare d’inchiesta non svolge funzioni giurisdizionali.
Essa non è chiamata ad accertare responsabilità penali né a formulare giudizi di colpevolezza.
La sua funzione consiste nel ricostruire i fatti, acquisire documentazione, ascoltare i soggetti coinvolti e fornire al Parlamento gli elementi necessari per una valutazione consapevole delle questioni sottoposte al suo esame.
Nel caso oggetto della presente istanza, tale strumento appare particolarmente idoneo in ragione della pluralità delle amministrazioni interessate, della possibile rilevanza di documentazione classificata o comunque non ordinariamente accessibile, della complessità degli accordi internazionali coinvolti e della necessità di ricostruire il procedimento decisionale nella sua interezza.
L’istituzione di una Commissione parlamentare consentirebbe, tra l’altro, di:
- acquisire gli atti amministrativi e diplomatici relativi alle richieste formulate dagli Stati Uniti;
- esaminare i provvedimenti autorizzativi adottati dalle competenti autorità italiane;
- ricostruire la catena decisionale che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni;
- verificare le valutazioni giuridiche formulate dalle amministrazioni competenti;
- esaminare il quadro degli accordi internazionali applicati nel caso concreto;
- acquisire informazioni dalle autorità civili e militari coinvolte;
- valutare le modalità attraverso cui il Parlamento è stato informato nel corso della vicenda;
- formulare eventuali proposte dirette a migliorare il sistema di trasparenza, informazione e controllo parlamentare in materia.
L’eventuale istituzione della Commissione non dovrebbe essere interpretata quale manifestazione di sfiducia nei confronti dell’azione del Governo, né quale anticipazione di valutazioni circa la legittimità delle decisioni assunte.
La presente istanza non è diretta ad anticipare giudizi né ad attribuire responsabilità. Essa propone l’attivazione di uno degli strumenti di garanzia previsti dalla Costituzione affinché il Parlamento possa disporre di una ricostruzione completa e documentata della vicenda e valutare, nell’esercizio delle proprie prerogative, le eventuali iniziative conseguenti.
L’eventuale istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta rappresenterebbe non soltanto uno strumento di approfondimento della specifica vicenda richiamata nella presente relazione, ma anche un’occasione per rafforzare la trasparenza delle decisioni pubbliche, la responsabilità istituzionale e il ruolo del Parlamento quale organo rappresentativo della sovranità popolare nell’esercizio delle funzioni attribuitegli dalla Costituzione.
VII. Ambito dell’accertamento demandato alla Commissione parlamentare
Alla luce delle considerazioni svolte nei capitoli precedenti, la presente istanza ritiene che l’eventuale Commissione parlamentare d’inchiesta dovrebbe essere chiamata a ricostruire in modo organico e documentato l’intero procedimento che ha condotto all’utilizzo delle installazioni e delle infrastrutture militari presenti sul territorio della Repubblica nell’ambito dell’operazione denominata “Epic Fury”.
L’attività istruttoria dovrebbe essere orientata non alla formulazione di giudizi preventivi, bensì all’acquisizione degli elementi di fatto necessari per consentire al Parlamento una valutazione pienamente informata.
In particolare, la Commissione potrebbe procedere all’accertamento dei seguenti profili.
1. Il quadro fattuale
Ricostruire cronologicamente gli eventi, le richieste formulate dalle autorità statunitensi, le autorizzazioni rilasciate dalle autorità italiane e le modalità di utilizzo delle infrastrutture interessate.
2. Il procedimento amministrativo
Verificare quali amministrazioni abbiano partecipato al procedimento autorizzativo, le rispettive competenze, le procedure seguite e gli atti adottati nelle diverse fasi dell’istruttoria.
3. Il quadro normativo nazionale e internazionale
Individuare le disposizioni legislative, regolamentari e convenzionali richiamate quale fondamento delle decisioni assunte, verificandone la corretta applicazione al caso concreto.
4. Gli accordi concernenti la presenza militare straniera in Italia
Esaminare il ruolo degli accordi bilaterali e multilaterali applicabili, chiarendo in quale misura essi abbiano inciso sulle procedure autorizzative e quali margini decisionali siano rimasti in capo alle autorità italiane.
5. La natura delle attività autorizzate
Accertare il contenuto concreto delle autorizzazioni rilasciate, distinguendo tra le diverse tipologie di attività consentite e valutandone la funzione nell’ambito dell’operazione militare complessivamente considerata.
6. Il processo decisionale
Ricostruire le valutazioni tecniche, diplomatiche, militari e giuridiche che hanno preceduto l’adozione delle decisioni, individuando i soggetti istituzionali coinvolti e le rispettive responsabilità funzionali.
7. I rapporti tra Governo e Parlamento
Verificare tempi, modalità e completezza dell’informazione resa alle Camere, valutando se il Parlamento abbia potuto esercitare in maniera piena ed effettiva le proprie prerogative costituzionali.
8. Eventuali profili di carattere ordinamentale
Valutare se la disciplina vigente risulti adeguata a garantire, anche per il futuro, trasparenza procedurale, certezza delle competenze, piena conoscibilità delle decisioni e corretto equilibrio tra esigenze di sicurezza nazionale e controllo democratico.
L’attività della Commissione dovrebbe concludersi mediante una relazione contenente l’esposizione dei fatti accertati, delle fonti esaminate, delle eventuali criticità riscontrate e delle possibili proposte di natura normativa o regolamentare che il Parlamento riterrà opportuno valutare.
La presente istanza ritiene che un simile percorso conoscitivo rappresenti lo strumento più idoneo per assicurare una ricostruzione obiettiva della vicenda, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali proprie di ciascun organo dello Stato.
VIII. Conclusioni e richiesta al Parlamento
Le questioni illustrate nella presente istanza non riguardano esclusivamente una specifica vicenda di rilievo internazionale.
Esse investono principi generali concernenti il rapporto tra Governo e Parlamento, l’esercizio della sovranità della Repubblica, la trasparenza dell’azione amministrativa e l’effettività del controllo democratico nelle decisioni che coinvolgono l’utilizzo del territorio nazionale nell’ambito di operazioni militari internazionali.
La collaborazione dell’Italia con gli Stati alleati costituisce un elemento essenziale della politica estera e di sicurezza della Repubblica.
Proprio per tale ragione, essa richiede procedure che risultino pienamente conoscibili, verificabili e riconducibili alle responsabilità previste dall’ordinamento costituzionale.
Il rafforzamento della trasparenza istituzionale non indebolisce la cooperazione internazionale.
Al contrario, contribuisce a consolidarne la legittimazione democratica, favorendo un rapporto di reciproca fiducia tra istituzioni, Parlamento e cittadini.
La presente istanza non è diretta ad anticipare valutazioni circa la legittimità delle decisioni assunte né ad attribuire responsabilità di natura politica, amministrativa o giuridica.
Essa propone l’attivazione di uno degli strumenti di accertamento previsti dalla Costituzione affinché il Parlamento possa disporre di una ricostruzione completa dei fatti e valutare, nell’esercizio delle proprie prerogative, le eventuali iniziative conseguenti.
Per tali motivi,
si chiede
alle Camere della Repubblica di valutare l’opportunità di istituire, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare d’inchiesta avente ad oggetto l’accertamento delle modalità di utilizzo delle basi, delle infrastrutture e delle installazioni militari presenti sul territorio italiano in relazione all’operazione militare denominata “Epic Fury”, secondo i criteri e le finalità illustrati nella presente relazione.
L’auspicio è che tale iniziativa possa contribuire non soltanto alla ricostruzione della vicenda oggetto della presente istanza, ma anche al rafforzamento degli strumenti di controllo parlamentare e della trasparenza istituzionale nelle decisioni concernenti l’impiego del territorio della Repubblica nell’ambito di operazioni militari internazionali.