Gran parte del mondo ha voltato pagina, credendo che un presunto “cessate il fuoco” abbia posto fine al genocidio dei palestinesi. Non è così. Israele continua a uccidere e a limitare l’ingresso di cibo, medicine e carburante, elementi essenziali per la sopravvivenza di una popolazione assediata.

Per questo motivo, il nostro impegno oggi è più urgente che mai e i nostri sforzi si devono moltiplicare.

La Freedom Flotilla Coalition ha ripreso il suo viaggio internazionale, da porto a porto, verso Gaza, con le barche “Handala II” – salpata il 10 agosto dalla Danimarca – e “Kate / Tenacity” – salpata il 17 agosto dall’Inghilterra.
Le orribili violenze subite nella scorsa missione primaverile non ci hanno scoraggiato, come non ci fermò l’uccisione di dieci compagni a bordo della Mavi Marmara nel 2010.

Il percorso di questa edizione attraversa l’Europa, partendo da Svezia, Norvegia e Danimarca, passando per il regno Unito, la Germania, la Francia e la Penisola Iberica, prima di raggiungere le coste italiane e proseguire, da Augusta, con la tratta finale verso Gaza.

In ogni tappa la flotilla si unirà alle comunità locali per fare pressione sui rispettivi governi affinché pongano fine alle proprie complicità.

A bordo, insieme a difensori dei diritti umani, attivisti sindacali, rappresentanti eletti, giornalisti e professionisti del settore medico, ci saranno anche esponenti religiosi.
La loro presenza non è un dettaglio: è il segno che la richiesta di dignità per i palestinesi attraversa confessioni e culture, e che la coscienza morale di intere comunità di fede non può restare indifferente davanti a un popolo assediato.

È proprio a partire da questa dimensione
che vogliamo rivolgere un appello istituzionale alla Santa Sede.

Il Vaticano, con la sua influenza morale globale e la sua lunga tradizione di attenzione ai diritti fondamentali e alla pace, ha una responsabilità particolare in questo momento. Chiediamo al Papa e alle autorità vaticane di dichiarare pubblicamente il proprio sostegno alla Freedom Flotilla e di unirsi alla navigazione verso verso Gaza, come atto di solidarietà nonviolenta, chiamando così i governi europei a rispettare i propri obblighi di diritto internazionale.
Un gesto di sostegno dal Vaticano avrebbe un peso inestimabile, capace di spostare l’opinione pubblica e di rendere ancora più difficile per i governi europei continuare a voltare lo sguardo.

Sappiamo che navigare verso Gaza comporta seri rischi.
Ma il silenzio e l’inazione hanno un costo ben maggiore per i palestinesi e per il mondo.
Questa missione è espressione di una comune umanità e un rifiuto di accettare la distruzione di un intero popolo come qualcosa di normale. Come scrive Hannibal Armand Ruud-Peima, che ha partecipato a una delle nostre missioni, sulla “Conscience” e che a settembre si unirà anche a questa missione autunnale: “Forse non possiamo cambiare molto navigando su una barca. Ma possiamo rifiutarci di distogliere lo sguardo. E forse questo è uno dei messaggi più importanti: Gaza non è stata dimenticata. Le vite dei palestinesi contano. Continueremo a parlare, ad agire e a essere solidali finché l’accesso umanitario, la libertà, la dignità e la sicurezza non diventeranno realtà per tutti”.

Dal 2010 la Freedom Flotilla Coalition riunisce organizzazioni della società civile e campagne di base da tutto il mondo per contrastare il blocco via mare, proseguendo il lavoro del Free Gaza Movement che fin dal 2008 si era attivato in merito.
Freedom Flotilla Italia fa parte di questa rete e, in vista di ottobre, invita tutte le realtà della società civile, le comunità locali, le organizzazioni religiose e i cittadini a unirsi, come Flotille di Terra, alle azioni civili di sensibilizzazione e di  pressione politica.

La Freedom Flotilla non salpa per “salvare” i palestinesi.
Non siamo noi a dover salvare un popolo che da decenni resiste e difende la propria libertà e la propria dignità.

Salpiamo perchè, quando i governi non prendono posizione, spetta alla società civile farlo.

Salpiamo per ricordare a governi e istituzioni che hanno delle responsabilità.
Per ricordare loro che il diritto internazionale non può valere “solo fino a un certo punto” e che il silenzio di fronte alla distruzione e all’assedio, non può essere contrabbandato per neutralità.

 

In ogni porto d’Europa porteremo la voce di Gaza.
Chiederemo che i palestinesi possano vivere liberi, al sicuro e con dignità nella propria terra.

E quando le nostre imbarcazioni raggiungeranno le coste di Gaza, non avremo la pretesa di essere i loro salvatori: porteremo ciò che nessun blocco può fermare: la solidarietà di migliaia di persone, comunità e popoli che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte.

 

Questa missione non si propone semplicemente di andare verso Gaza, ma si propone di riportare Gaza dentro la coscienza dell’Europa. E per ricordare al mondo che, finché un popolo viene privato della libertà, della dignità e dei beni indispensabili alla propria sopravvivenza, nessuno di noi può permettersi di chiamare tutto questo “pace”.

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Comunicheremo al più presto i dettagli specifici sugli scali portuali e sugli eventi pubblici. 

 

 

 

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